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Essere o avere? … della riduzione delle differenze tra paesi ricchi e poveri

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Mia madre è un insegnante elementare in pensione, da tanti anni ormai. Ha la fortuna di avere tutto il tempo per leggere e pensare, cosa che a noi frenetici del XXI secolo a volte sembra negata, impegnati come siamo a dividere il cervello almeno su due o tre attività contemporanee. Mamma no, lei legge e pensa.

Qualche giorno fa, mentre ero al lavoro con i capelli dritti e affaccendata in una delle mille scadenze mi ha chiamata per dirmi “Betta! Sto rileggendo Essere o Avere di Erich From, ma è bellissimo, non me lo ricordavo.”..e poi…”ci sono tutti i temi di cui parlate oggi voi…c’è anche il reddito di cittadinanza!“. Ormai, con due figli grillini, cerca anche lei conferme alle cose che sosteniamo, ed è una grande alleata!

Ma torniamo ad “Essere o Avere”. Neanche io ricordavo il contenuto del libro, che è del 1976, e mentre continuavo a scrivere sulla tastiera, ascoltavo mamma che leggeva e mi sono convinta a rileggerlo. Voglio commentare qui alcune parti che illustrano veramente alcune idee mie personali, per le quali decisi di studiare economia dello sviluppo, fare un master in cooperazione internazionale e poi lavorare nella cooperazione, ma che sono idee anche  del movimento e, decontestualizzate dal discorso politico, non possono non essere condivise da tutti. Per alleggerire la lettura, la privo delle parti ormai anacronistiche.

Lo iato tra nazioni ricche e povere deve essere colmato“.

Ci sono punti o pochi dubbi circa il fatto che il mantenimento e anzi l’allargamento dello iato in questione avrà effetti catastrofici. I paesi poveri hanno cessato di accettare lo sfruttamento economico da parte del mondo industrializzato come una realtà voluta da Dio. …….. L’aumento dei prezzi del petrolio è stato l’inizio – e insieme un simbolo – della richiesta dei colonizzati di mettere fine al sistema per cui si esige che essi vendano a buon prezzo materie prime e acquistino ad alto prezzo prodotti industriali. Allo stesso modo, la guerra del Vietnam ha costituito un simbolo dell’inizio della fine della dominazione politica e militare dei popoli colonizzati a opera dell’Occidente.

Che cosa accadrà se non si farà nulla di decisivo per colmare lo iato?

Si avranno epidemie che invaderanno la fortezza della società bianca, ovvero carestie che porteranno a tal punto di disperazione le popolazioni dei paesi poveri che queste, magari con l’aiuto di simpatizzanti del mondo industriale, commetteranno atti distruttivi, ricorrendo eventualmente all’uso di piccole armi nucleari o biologiche suscettibili di diffondere il caos nella fortezza bianca.

Questa catastrofica prospettiva può essere scongiurata solo a patto che le condizioni di sottoalimentazione, fame e malattia siano poste sotto controllo, e a tale fine l’aiuto delle nazioni industriali è assolutamente necessario.

L’aiuto in questione deve essere assicurato senza che ci si aspettino in cambio profitti o vantaggi politici per le nazioni ricche, e ciò significa anche che queste devono rinunciare all’idea che i principi economici e politici del capitalismo possano essere trasferiti all’Africa e all’Asia.

Ovviamente, spetterà agli esperti di economia decidere la maniera più efficace di fornire aiuti economici (per esempio, sotto forma di servizio o di investimenti di capitali). Ma soltanto coloro che meritano davvero il nome di esperti possono mettersi al servizio di questa causa: deve trattarsi di individui che hanno non soltanto cervelli ben funzionanti, ma anche sentimenti umani che li spingano a cercare la soluzione ottimale. Perché costoro possano intervenire, e le loro raccomandazioni essere seguite, l’orientamento all’avere deve venire notevolmente indebolito e manifestarsi un sentimento di solidarietà, di attenzione per i bisogni altrui (non già di pietà).

L’attenzione per i bisogni altrui riguarda non soltanto i nostri simili oggi viventi sulla terra, ma anche i nostri discendenti; e in effetti, nulla denuncia il nostro egoismo quanto il fatto che stiamo saccheggiando le materie prime della terra, inquinandola e ponendo le premesse per un conflitto nucleare; e non esitiamo neppure un istante di fronte alla prospettiva di lasciare in eredità ai nostri discendenti questo pianeta saccheggiato.

Ma questa trasformazione interiore avrà luogo? Impossibile dirlo.

Comunque, una cosa il mondo deve sapere, ed è che,

in mancanza di essa, lo scontro tra nazioni povere e nazioni ricche diverrà inevitabile.

Riassumendo e attualizzando:

  1. emigrazioni e terrorismo non sono che il frutto di scelte economiche e politiche che hanno contribuito ad aumentare il divario tra le nazioni.
  2. occorrono esperti con testa e cuore, come sta ripetendo da giorni Di Maio, quando descrive i candidati del movimento 5 stelle
  3. una politica che non guardi alle generazioni future e al rispetto dell’ambiente apre le porte a prospettive di confitto.

Una rinnovata cooperazione internazionale, che metta al centro l’uomo e sia basata sul rispetto della sovranità, dell’indipendenza e dell’integrità territoriale di ogni singolo Paese, è la base per un futuro di pace e multilateralismo tra le popolazioni e da qui, uno dei punti del programma estero “

La politica estera del MoVimento 5 Stelle si basa sul rispetto dell’autodeterminazione dei popoli, la sovranità, l’integrità territoriale e il principio di non ingerenza negli affari interni dei singoli Paesi; sul rispetto del multilateralismo, della cooperazione e del dialogo tra le popolazioni e una rigorosa applicazione dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite. In particolare, si ripudia ogni forma di colonialismo, neocolonialismo e/o ingerenza straniera.

E, sull’ambiente,

“Tutela, valorizzazione, sostenibilità, economia circolare. 
Lavoriamo sul presente per costruire il futuro”

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