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L’uccisione di Qassem Suleimani e i confini tra pace e guerra

Quanto siamo preoccupati per quello che sta accadendo in Iran? Molto; e ne ho avuto la certezza quando mio nipote, adolescente, dopo aver letto l’articolo al link sotto riportato, mi ha chiesto di spiegargli il contenuto. Ho cercato le parole più semplici e ho pensato di riportarle qui, perché così, magari, possono essere comprese da tutti anche da chi non si è mai occupato di relazioni internazionali. Ho scritto: “caro S., sarebbe esagerato dire che scoppierà la terza guerra mondiale, ma certo dopo l’uccisione del Generale iraniano Souleimani, ci saranno ripercussioni in Medio Oriente e, quindi, in qualche misura alcune aree, tra cui l’Europa, potrebbero essere interessate da forme di instabilità (politica, sociale ed economica); il mondo, per certi versi, potrebbe diventare meno sicuro di come lo conosciamo noi. Però, S., rileggi le ultime frasi dell’articolo che dice, più o meno: “non ci sarà la guerra ed è troppo presto per sapere cosa succederà e le conseguenze che si avranno; certo è che gli americani in Medio Oriente saranno meno sicuri e che in Iraq, come in altri luoghi del mondo, si combatterà una guerra per procura”. Su quest’ultimo argomento ho fatto una ricerca che puoi leggere (per chi ha voglia di approfondire troverà il link in calce) e te la posso spiegare con semplici parole: Una guerra per procura si verifica quando due paesi non combattono direttamente una guerra, ma fanno in modo che siano dei terzi a combatterla per loro su un territorio di un altro Stato. Infatti, sulla base del principio che “il nemico del mio nemico è mio amico”, lo Stato che non vuole impegnarsi direttamente in un conflitto (oggi politicamente chi fa partire una guerra viene punito e nessuno, neanche gli USA, vorrebbero essere coinvolti in un conflitto) fa combattere al posto suo un soggetto terzo, sostenendolo politicamente, economicamente o fornendogli armi e capacità. In questo caso, potrebbe essere uno Stato oppure un attore non statuale, per esempio un gruppo terroristico.

Pertanto, ritengo plausibile pensare che: l’Iraq – che non trova pace da 17 anni – rischi di diventare il campo di battaglia di una guerra per procura tra Iran e Stati Uniti…e non solo l’Iraq. Questo era l’articolo di cui mi chiedeva mio nipote https://www.esquire.com/it/news/politica/a30389023/terza-guerra-mondiale-soleimani/. per chi la volesse leggere questa era la mia ricerca sulle guerre per procura https://www.difesa.it/SMD_/CASD/IM/CeMiSS/Pubblicazioni/ricerche/Pagine/Ricerca_trenta_2016.aspx.

Ora, per approfondire un po’, propongo una riflessione.

Dall’inizio degli anni 90, da quando la paura della guerra si è fatta più flebile, anche in seguito alla caduta del muro di Berlino e poi, soprattutto, dopo l’attentato alle Torre Gemelle – vero game changer delle relazioni internazionali – gli Stati hanno ricominciato a considerare possibile, quale strumento di politica estera, l’opzione militare. Negli anni precedenti invece si riteneva che la possibilità di intervento militare fosse una scelta “non spendibile” da utilizzare soltanto con finalità di dissuasione del nemico.

Le grandi potenze non si combattono direttamente dagli anni 50 e credo che, ancora oggi, non sia possibile una grande guerra tra potenze a livello globale, ma è molto probabile una guerra tra potenze regionali – come l’Iran, l’Arabia Saudita o la Turchia – che lottano per l’egemonia di un’area.

E chi è la potenza globale che teme l’emergere di un competitor egemone regionale? La risposta è semplice e in questi giorni ne abbiamo avuto una ulteriore prova.

Però oggi non siamo più in grado di identificare una guerra. Le guerre non sono più dichiarate e quindi, non esiste più un atto “ufficiale” con cui darvi inizio; non vi è confine tra pace e guerra, vi è incertezza sulla temporalità e la qualità dell’applicazione del regime giuridico.

E’ legittimo uccidere il proprio nemico? In condizione di guerra sì, ma in condizione di pace non lo è.

Come giudicare se è legittimo farlo quando la guerra è ibrida, come la guerra globale al terrore, avviata dopo l’11 settembre?

E’ legittimo o no l’omicidio mirato? Oggi un paese che si senta in guerra contro il terrorismo, ritiene legittimo l’omicidio mirato, se invece un paese si sente in pace e considera il terrorismo una minaccia che non può modificare lo status da pace a guerra (come nel nostro caso e nel caso di molti paesi europei), allora l’omicidio mirato non è assolutamente giustificabile.

Lo stesso dicesi per le extraordinary rendition cioè le consegne speciali di un soggetto terrorista da uno stato a un altro (chiamiamoli pure rapimento mirati).

Quando la guerra è ibrida non è chiaro e tanto meno universale cosa sia legittimo e cosa no.

Purtroppo questa diversa considerazione dello status tra guerra e pace esiste anche tra paesi europei. Basti riascoltare i discorsi di Hollande dopo gli attentati terroristici a Parigi per capire che anche la Francia si è immediatamente ritenuta in guerra contro il terrore.

Lo stesso non è stato per l’Italia. Queste sono solo considerazioni che devono aiutarci a comprendere e giudicare ciò che è successo. Chi ha ragione? Chi dice che gli USA hanno compiuto un attentato terroristico o chi dice che gli USA hanno legittimamente combattuto un terrorista?

Siamo in un contesto ibrido…le regole del diritto internazionale e le organizzazioni internazionali non riescono più a mettere ordine alle relazioni tra gli Stati.

Gli USA ritengono di stare in guerra contro il terrore? Allora per gli americani l’uccisione è legittima. Ma noi riteniamo che non sia così e non possiamo e non dobbiamo giustificarla.

Penso che il nostro paese debba sempre essere in grado di adottare posizioni chiare. Questo non deve minare il nostro posizionamento come soggetto fondatore della NATO e alleato leale degli Stati Uniti. L’uccisione di un alto rappresentante militare di uno stato sovrano avvenuta in un altro stato sovrano è un punto di non ritorno per quanto riguarda l’eliminazione dei limiti all’uso della forza che dovrebbe costringere l’Italia, Patria del diritto, a prendere una posizione chiara sui limiti.

Non si può voltare lo sguardo altrove e non rendersi conto che lo stesso potrebbe succedere – spero solo teoricamente – nel nostro Paese o contro un cittadino italiano, accusato di terrorismo – in un altro paese. E ricordiamoci anche che un cittadino italiano, Giovanni Lo Porto, che era stato sequestrato dai jihadisti in Pakistan nel 2012, è morto come vittima collaterale di un’azione di un drone statunitense contro la formazione terroristica che lo deteneva. Obama chiese scusa e pagarono i danni alla famiglia, ma non ci sono stati ulteriori chiarimenti.

E’ vero, era tutto più chiaro e più facile quando la guerra si poteva dichiarare! Oggi, però, prendiamo posizione prima che il mondo diventi il far west!

 

 

 

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