Flottilla Gaza corridoio umanitario
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Flottilla Gaza: coraggio, rischi e la via umanitaria

Di Elisabetta Trenta

Il coraggio e gli ideali della Flottilla

La partenza della Global Sumud Flotilla ha portato con sรฉ un carico di ideali e di coraggio che non puรฒ essere sottovalutato. Donne e uomini che rischiano la vita per attirare lโ€™attenzione sulla tragedia del popolo palestinese hanno dimostrato che si puรฒ ancora credere in cause giuste, in valori alti, in ideali che meritano rispetto.

Il confine tra idealismo e responsabilitร 

Ma proprio perchรฉ la causa รจ nobile e umanitaria, non dovrebbe mai essere confusa con la propaganda politica anche se non c’รจ niente di piรน politico, nel senso alto del termine, che ergersi in difesa del diritto umanitario e contro il massacro di civili indifesi. La sofferenza del popolo palestinese non ha bisogno di bandiere di parte, ma di un sostegno concreto, legittimo e trasparente. Se lo scopo รจ umanitario, allora รจ controproducente compiere gesti che possano mettere in pericolo il raggiungimento di quellโ€™obiettivo.

Il blocco navale e il diritto internazionale

Non condivido la scelta di forzare un blocco navale. Un blocco, pur discutibile, ha regole precise: navi della Marina italiana o di altri Stati non potrebbero scortare la flottiglia senza rischiare di trasformare unโ€™azione simbolica in un atto di guerra. Lo affermo da ex Ministro della difesa: nessun vantaggio verrebbe al popolo palestinese dalla morte degli attivisti, e a un certo punto diventa necessario fare scelte intelligenti, non solo coraggiose.

Fonte immagine: Italianews

Dal blocco illegale ai rischi internazionali

Non ha senso mettere a rischio la propria vita, soprattutto se si riesce comunque a far arrivare gli aiuti. Un obiettivo fondamentale รจ giร  stato raggiunto: quello di attirare lโ€™attenzione del mondo sulla vergogna di ciรฒ che sta accadendo a Gaza e sulla necessitร  di non voltarsi dallโ€™altra parte.

Ma occorre ragionare anche su unโ€™altra realtร : persino se si arrivasse su quelle spiagge โ€” che non dispongono di un porto โ€” senza un sistema organizzato di distribuzione degli aiuti sarebbe difficile persino consegnarli. Si otterrebbe, al massimo, un piccolo risultato temporaneo, ma non una soluzione duratura.

Il rischio che la situazione degeneri รจ altissimo. Israele non dovrebbe usare la forza contro la Flottilla, ma sappiamo tutti, purtroppo, che รจ assai probabile che non si facciano scrupoli a farlo. Hanno giร  dimostrato di essere pronti ad attaccare anche Stati sovrani sul loro territorio, in barba a qualsiasi norma di diritto.

Ecco perchรฉ penso che il Ministro Crosetto e la Marina stiano facendo bene a consigliare agli uomini e alle donne della Flottilla di fermarsi. Non per vigliaccheria, non per mancanza di coraggio o per paura, ma perchรฉ sarebbe inutile. A protagonisti scambiati, potrebbe sembrare la storia di Davide e Golia, una storia di fede e di coraggio che mostra come anche i piรน deboli possano vincere contro un gigante armato se hanno fede in Dio. Ma qui temo che la fede non basti.

La sofferenza che non possiamo ignorare

Al tempo stesso, non possiamo rimanere indifferenti. Il massacro indiscriminato di civili palestinesi, i bambini uccisi da fame e bombe, le violenze crescenti in Cisgiordania, la sorte degli ostaggi israeliani che non vengono liberati: tutto questo รจ una ferita aperta alla coscienza dellโ€™umanitร . Non basta indignarsi, bisogna denunciarlo con forza, pretendere risposte, mobilitare energie.

La Flottilla, in questo, ha giร  dato un esempio prezioso: ha richiamato lโ€™attenzione del mondo e questo รจ un grande risultato. Ma agli obiettivi si deve arrivare con strategia.

La via della negoziazione e degli aiuti umanitari

In queste ore ho ascoltato le parole di Trump su quella che ha chiamato la โ€œpace eternaโ€ che starebbe preparando in Medio Oriente. Confesso tutte le mie riserve: la pace non si costruisce con slogan o con giochi di potere. Eppure, se anche un piccolo spiraglio si apre, abbiamo il dovere di non chiuderlo con azioni che rischino di degenerare in tragedia.

Per questo il mio appello va a chi oggi si trova sulle navi della Flottilla: avete giร  dimostrato coraggio e idealismo, avete acceso i riflettori del mondo su Gaza. Non spegnete quella luce con un gesto che potrebbe trasformarsi in una disgrazia. La vostra forza sta nel vivere e continuare a testimoniare, non nel sacrificare la vostra vita.

Il ruolo della comunitร  internazionale e della Chiesa

Se davvero lo scopo รจ portare aiuti umanitari, allora la strada รจ quella della negoziazione. Con il sostegno della comunitร  internazionale e il coinvolgimento della Chiesa, si puรฒ e si deve lavorare per un corridoio permanente per gli aiuti.

Questo significherebbe vincere: ottenere il risultato, salvare vite, aprire un varco alla speranza.

I martiri non servono. Servono intelligenza, fermezza e la capacitร  di trasformare il coraggio in risultati concreti. Questa deve essere la nostra comune battaglia.

Arrendersi alla forza?

E allora, direte voi, dobbiamo arrenderci alle nuove leggi delle relazioni internazionali, basate su forza, guerra e muscoli?
No, non significa arrendersi. Significa invece avere la luciditร  di distinguere tra gesti simbolici che rischiano di produrre nuove tragedie e unโ€™azione politica che, con il sostegno di istituzioni e comunitร  internazionale, puรฒ davvero aprire spazi di negoziato e costruire corridoi umanitari permanenti.

Elisabetta Trenta โ€“ giร  Ministro della Difesa, Direttrice dellโ€™Osservatorio sulla Sicurezza Nazionale dellโ€™Universitร  Pegaso.

Difesa, POLITICA ITALIANA

Lโ€™Arroganza del potere e la flessibilitร  a giorni/governi alterni

Possiamo riassumere con una semplice ma efficace frase la filosofia che รจ dietro alla modifica normativa, inserita nel decreto dโ€™urgenza โ€œMisure urgenti in materia di giustizia e difesa, nonchรฉ proroghe di referendum, assegno temporaneo e IRAPโ€, che รจ stata inserita per assicurare alla Marina il prossimo Capo di Stato Maggiore della Difesa, che, come da prassi, vuole la rotazione tra le varie FFAA. La frase รจ la seguente โ€œesistono solo due categorie di norme: quelle che non si applicano e quelle che si modificano prima di applicarleโ€.ย 

Nulla da dire rispetto alla Marina, Forza Armata che, come ho scritto in un articolo tempo fa, รจ stata troppo ridimensionata e questo รจ un pericolo per un paese โ€œimmersoโ€ nel Mediterraneo.ย Sono anche dโ€™accordo che sia importante rispettare la prassi che spesso ha una forza superiore alla legge ma,ย nonostante le giustificazioni che il Sole 24ore stamattina si รจ affrettato a fornire a un pubblico che poco conosce le dinamiche della Difesa, questa sembra proprio una di quelle modifiche normative ad personam e, mi viene il sospettoย che essendo inserita in un decreto dโ€™urgenza, possa alla fine non essere convertita, in modo da agire solo sul caso specifico.ย 

Potrebbe sembrare strano che io stia esprimendo rammarico per il provvedimento, visto che io stessa avevo cercato di promuovere la stessa norma, proprio perchรฉ anche allora esisteva un ventaglio di scelte limitato.

Eppure in quel caso, a paritร  di condizioni, non si era potuto fare.

Ho condiviso alla fine la premura di chi mi diceva โ€œla Difesa รจ unโ€™organizzazione che va toccata conย delicatezzaโ€ฆโ€. Perchรจ oggi, mi chiedo, questa delicatezza non sia piรน necessaria per maneggiare la Difesa?ย 

Come mai, avendo avuto tanto tempo (da set 2019), non si รจ pensato di procedere con una Legge ordinaria che avrebbe consentito di coinvolgere nella scelta il Parlamento, e di avviare la fase di concertazione interistituzionale che รจ necessaria per modificare un codice complesso come quello dellโ€™Ordinamento Militare (COM)? Vero รจ che con un decreto Legge, vista la necessitร  e lโ€™urgenza, la concertazione avviene nel Consiglio dei Ministri, ma dove stanno la necessitร  e lโ€™urgenza quando si parla di una carica che sapevamo giร  tre anni fa che sarebbe cambiata oggi?

Che poi, il modo per far sรฌ che la carica andasse alla Marina senza fare questa forzatura con un decreto Legge e senza violare la prassi che vuole che il capo sia scelto fra i 4 stelle esisteva: bastava far passare dalla carica di Capo di Segredifesa lโ€™attuale vice per poi nominare lui (come รจ giร  avvenuto in passato).ย 

Come vedete non sto parlando di persone e non ho fatto alcun nome. Tutti gli alti ufficiali coinvolti nel giro delle nomine, essendo arrivati dove sono, hanno tutte le carte in regola per assumere le responsabilitร  piรน alte, ma, ripeto la domanda, come mai, a paritร  di condizioni, oggi si puรฒ fare ciรฒ che ieri non si poteva?ย 

E se domani si ripetesse di nuovo lโ€™empasse, si tornerebbe ancora indietro?ย 

Non sarebbe meglio sostituire lโ€™arbitrarietร  delle scelte mascherata da legge e prassi con una norma fatta bene e che consideri ogni possibile fattispecie? 

E, infine, come si manifesta la tanto dichiarata volontร  di andare verso delle Forze armate interforze se non si supera la necessitร  della prassi dellโ€™alternanza?

#ElisabettaTrenta #PensiamoilFuturo #NoiNuoviOrizzontiperlItalia

Difesa, Marina Militare

Ma il pericoloso “sottodimensionamento” dello strumento aeronavale in Italia non fa preoccupare nessuno?

Un commento sul discorso di commiato dell’Amm Treu e sui warning da lui lanciati

#20luglio – Qualche giorno fa, il 16 luglio, a bordo della portaerei Cavour ormeggiata nella Stazione Navale Mar Grande di Taranto,  lโ€™ammiraglio di squadra Paolo Treu ha passato il timone della Squadra navale (CINCNAV) allโ€™ammiraglio di squadra Enrico Credendino. La sua allocuzione di commiato รจ stato un discorso  emozionante, che ha rivelato ancora una volta, lโ€™onestร  intellettuale di un grande comandante, integerrimo servitore dello Stato, instancabile difensore della Marina,  leale collaboratore del Capo di Stato Maggiore della Forza Armata, che non รจ mai venuto a compromesso con la sua coscienza ma ha saputo sopirla, per amore dei suoi uomini e donne, nel periodo della pandemia. Lโ€™ammiraglio ha โ€œdenunciatoโ€ alcune decisioni che possono influire negativamente sul ruolo della Marina nella Difesa dellโ€™Italia, di fronte alle quali sarebbe stato pronto a salutare la bandiera, ma non lโ€™ha fatto, per non abbandonare la squadra navale nel difficile momento della crisi Covid. 

โ€œStranamenteโ€ nessun grande giornale ha ripreso i temi da lui trattati, certamente non la Difesa e, allora, vorrei farlo io perchรฉ condivido ogni singola parola sia stata pronunciata dallโ€™Ammiraglio.

Sull’assegnazione del terzo F35B all’ Aeronautica

Ha detto l’Ammiraglio Treu:

Ho sofferto per lโ€™assegnazione ad altra forza armata del terzo F-35B, ritenendola il primo tassello di unโ€™evidente strategia che mira a spostare il termine della rinascita della Portaerei oltre il 2030, annichilendo di fatto tale preziosa capacitร  di proiezione.

L’Italia ha in programma l’acquisto di 30 F35B, 15 per la Marina e 15 per l’Aeronautica. Ad ogni aereo pronto per l’assegnazione inizia una vera e propria lotta tra le due FFAA di fronte alla quale credo debba prevalere l’interesse del Paese. Ma non sempre รจ cosรฌ e la politica deve prendersi le sue responsabilitร .

La non assegnazione alla Marina del terzo F35B-STOVL (a decollo verticale), costruito per essere impiegato prevalentemente dalle portaerei, รจ indice del fatto che, ancora una volta, abbia vinto lโ€™interesse di parte su quello del Paese. Io sono profondamente convinta che, quando risulta difficile fare delle scelte a causa di una situazione conflittuale, รจ necessario decidere usando il โ€œcannocchialeโ€, anzichรฉ attraverso la โ€œlente di ingrandimentoโ€, guardando cioรจ allโ€™interesse generale. รˆ questo che ci chiedono i cittadini. 

Che senso avrebbero le Forze armate se non fossero strumento di realizzazione di un interesse supremo di Difesa e Sicurezza? 

Che senso avrebbero se non fossero strumento di Politica Estera e proiezione del paese? 

Che senso avrebbe se lo Stato investisse nellโ€™ultimo ritrovato dellโ€™industria degli armamenti, che poi non venisse impiegato prioritariamente per lo scopo per cui รจ stato concepito, progettato, costruito (e nel caso di specie consegnato) per fare fronte alle minacce con cui il Paese deve confrontarsi?

Come dichiarai anche in una intervista di circa un anno fa, il primo momento di tensione sul tema F35-B si ebbe nel 2019, quando fui costretta a intervenire politicamente piรน di una volta prima che lโ€™aereo fosse consegnato giustamente alla Marina e, dico giustamente, non perchรฉ io abbia delle preferenze, ma per delle precise motivazioni strategiche, peraltro presentate e condivise dal Consiglio Supremo di Difesa che, come sa รจ il massimo organo consuntivo in materia di Difesa previsto dal nostro ordinamento costituzionale. 

In particolare, il Consiglio convenne che era necessario per la difesa e sicurezza dellโ€™Italia completare la โ€œcapacitร  portaerei disponibileโ€, esigenza che ho poi tramutato in una delle prioritร  del mio Atto di Indirizzo come Ministro della Difesa per lโ€™anno 2019, consultabile sul sito web della Difesa. Per cui se quelle motivazioni strategico-politiche erano valide e necessarie fino al 2019, lo sono ancora di piรน oggi, che il completamento della capacitร  portaerei disponibile nei tempi previsti รจ a rischio.

L’Italia e il Mediterraneo

Considerando che senza il mare non รจ possibile lo sviluppo di tutte quelle attivitร  necessarie allโ€™esistenza e alla sussistenza dello stesso genere umano, dallโ€™ approvvigionamento di cibo ed energia, ai commerci, ai collegamenti trans-oceanici, traduciamo questโ€™affermazione con qualche numero, per rendere meglio il concetto.

Il Mediterraneo รจ una โ€œcernieraโ€ tra tre continenti, quello europeo, quello africano e quello asiatico. Esso, pur rappresentando soltanto lโ€™1% della superficie acquea globale, รจ interessato dal 19% del traffico marittimo mondiale, che sale al 30% per quanto riguarda il petrolio e al 65% per le altre risorse energetiche comprese quelle trasportate dai gasdotti sottomarini ed รจ nel mediterraneo che lโ€™Italia โ€“ una Penisola stretta e lunga –  si protende con i suoi oltre 8.000 km di coste. Il mare รจ, per il nostro paese, il mezzo attraverso cui si muovono i principali flussi di import/export, per cui il saldo commerciale nel 2018 ha registrato un attivo di circa 40 Mld di eur, ponendoci tra i primi paesi al mondo. Il cluster marittimo dร  occupazione a mezzo milione di lavoratori e a 5 milioni di lavoratori nellโ€™indotto; contribuendo al PIL per il 2,6 pct; abbiamo la quarta flotta mercantile mondiale, la seconda flotta peschereccia europea e tra le prime flotte di traghetti al mondo. Per non parlare poi dellโ€™altra rete che accoglie il fondo del mare, oggi vitale e in quanto tale anche fragile, cui forse la maggior parte di noi presta non molta attenzione, dandone gli effetti per scontati e ininterrotti. Mi riferisco, a internet. 

Dal mare ci giungono oggi le principali sfide. La prima, la piรน importante, la crisi in Libia. Un Paese diviso in due, con due governi che si combattono attraverso le milizie che li supportano e con lโ€™appoggio finanziario, in termini di armamenti e di presenze militari di altre potenze regionali e non. Il rischio per noi รจ grande e si esprime in termini di aumentata insicurezza energetica, crescente instabilitร  a 2000 km dai nostri confini, aumento del rischio migratorio (la Libia assorbiva anche molti migranti che venivano dallโ€™Africa), crescente rischio terroristico, riduzione delle opportunitร  per le nostre imprese. 

Ricordo che ai tempi della guerra in Libia del 2011, cui lโ€™Italia partecipรฒ nellโ€™ambito dellโ€™operazione della NATO โ€œUnified Protectorโ€, il dispositivo navale era tutto a guida italiana: il Comandante della Forza Navale della NATO era lโ€™ammiraglio comandante il Comando Marittimo Alleato di Napoli (poi chiuso nel 2013), mentre il Comandante delle operazioni tattiche in mare era un altro ammiraglio italiano imbarcato sulla Nave di bandiera della nostra Marina (Etna). Lโ€™unica portaerei del dispositivo NATO era la nostra Nave Garibaldi con i suoi Harrier imbarcati. Vi era unโ€™altra portaerei, ma in missione nazionale, e si trattava della francese Charles De Gaulle.  

Tornando a oggi, sulla base di un conflitto geopolitico regionale, giร  sufficientemente pericoloso, si aggiunge il nuovo protagonismo della Turchia che, con i due accordi firmati con la Libia il 27 novembre 2019, uno di collaborazione militare e lโ€™altro sulle risorse marittime, ha reso ancora piรน complicate le relazioni nel Mar Mediterraneo orientale. Con il secondo accordo sono state infatti delimitate le aree di competenza dei due Paesi e la Turchia ha potuto dividere quello che la Grecia considera il territorio marittimo delle sue isole e ha dato unโ€™ulteriore giustificazione alle proprie esplorazioni petrolifere nellโ€™area di Cipro. 

Oggi la Turchia รจ presente in Libia, dopo aver sostenuto militarmente il governo di Tripoli nella guerra contro Haftar ed รจ responsabile anche della formazione della Guardia Costiera libica, che prima formavamo noi e dovremmo tornare urgentemente a farlo. Quella Guardia Costiera che oggi non mostra piรน il rispetto nei confronti dei migranti che mostrava quando collaborava con noi.

Le tensioni nel Mediterraneo crescono sempre di piรน, anche collegate ai progetti energetici, e sono comparsi altri soggetti, come la Russia, presente in Libia oltre che in molte zone africane, con la propria compagnia di mercenari, il Gruppo Wagner.

Dallโ€™estate 2019 si รจ fatta concreta anche la crisi nello stretto di Hormuz a causa dell’assertivitร  degli iraniani e quest’anno l’Italia ha aderito alla missione europea Emasoh.

In questo quadro รจ chiaro a tutti che lโ€™essere dotati di una portaerei al massimo delle sue capacitร  permetterebbe al nostro Paese di poter esercitare azione di deterrenza, nonchรฉ di proiezione di potenza necessaria a tutelare i nostri interessi geostrategici. 

Mi sembra evidente che in questo contesto lโ€™espressione effettiva della capacitร  portaerei รจ indispensabile per una efficace diplomazia 

Lโ€™Aeronautica ha giร  raggiunto la IOC (Initial Operational Capability) dei propri F35-A (a decollo normale). Affinchรฉ lโ€™investimento che il Paese ha fatto sullโ€™intera flotta F35 (60 a decollo normale e 30 a decollo corto/verticale) porti al piรน presto i suoi benefici in termini di utilitร  per la difesa e sicurezza del Paese, รจ necessario che anche la Marina raggiunga al piรน presto la sua piena capacitร  operativa, e questo รจ possibile solo quando riuscirร  a completare il primo gruppo di volo imbarcato. 

Distribuire gli F35-B uno a Marina e uno ad Aeronautica รจ un modo per allungare senza motivo questi tempi. O forse il motivo cโ€™รจ, ma non รจ chiaro e comprensibile anche ai cittadini normali, che con le tasse che pagano rendono possibili queste acquisizioni, per la loro stessa difesa e sicurezza attraverso le Forze armate. 

Come cittadina oggi, come Ministro ieri, mi preoccupo quando si sprecano risorse, o tempo โ€“ che รจ la stessa cosa โ€“ senza motivazioni, forse apparentemente, poco plausibili. 

Sul perchรจ non bisogna depotenziare la Marina e perchรฉ la capacitร  portaerei รจ strategica

Gli interessi nazionali nel dominio marittimo extra-territoriale posso essere ricondotti a tre macro-ambiti: energetici (con particolare riguardo allโ€™estrazione e al trasporto petrolifero), traffico commerciale e attivitร  di pesca. Cosa puรฒ dunque minacciare questi nostri interessi? Minacce che spaziano da quelle militari convenzionali, a quelle portate da attori sia statuali che non-statuali lungo le linee di comunicazione marittima (ad esempio gli attacchi contro petroliere nel Golfo Persico), al fenomeno della pirateria marittima in alcuni chock point di rilevanza strategica nazionale (come le acque al largo del Corno dโ€™Africa dove da tempo lโ€™Unione Europea ha avviato unโ€™operazione militare marittima – Atalanta – cui lโ€™Italia partecipa con una Unitร  Navale della Marina), al terrorismo (ad esempio il sequestro dellโ€™Achille Lauro), ai traffici illeciti, che comprendono anche quello degli esseri umani e delle armi.

Cโ€™รจ anche unโ€™altra motivazione che addussi due anni fa al Generale Vecciarelli: la Brexit. Con lโ€™uscita del Regno Unito dallโ€™Unione Europea, i Paesi europei in possesso di una portaerei restano solo due, Italia e Francia, perchรฉ la Juan Carlos, spagnola, anche se dotata di ponte di volo, non รจ una portaerei. A questo punto รจ aumentato anche il nostro โ€œvaloreโ€ nellโ€™ambito delle capacitร  di difesa europee e questo conferisce una maggiore forza al nostro Paese. 

Infine cโ€™รจ una motivazione pratica: abbiamo fatto un grande investimento per migliorare il ponte di volo della Cavour, perchรฉ ritardare ancora nellโ€™acquisizione degli aerei da imbarcare?

Sull’assegnazione di due FREMM all’Egitto

Il mio cuore subรฌ un nuovo duro colpo: la cessione delle nostre ultime due fregate FREMM all’Egitto.

Attenzione, dice l’Ammiraglio Treu, “A seguito di ciรฒ, lโ€™Italia ora dispone di un numero totale di unitร  di prima linea โ€“ ossia di Caccia e di Fregate โ€“ inferiore persino allโ€™Algeria, oltre che allโ€™Egitto e alla Turchia.

Stiamo attenti a sottovalutare il rango dell’Italia nel Mediterraneo. Oggi la Turchia ha 26 fregate contro 14 dell’Egitto, 15 dell’Algeria e 12 dell’Italia, mentre per quanto riguarda le corvette/pattugliatori, la Turchia ne ha 37, l’Egitto 40, l’Algeria 6 e l’Italia 10. Credo che questi dati parlino da soli.

E bisogna considerare anche il sottodimensionamento della marina in termine di Personale.

E’ ora di capire che l’Italia non puรฒ permettersi una Marina depotenziata, come non puรฒ permettersi il depotenziamento di nessuna delle FFAA. Le scelte siano ispirate da prioritร  strategiche!

Il link a questo articolo pubblicato da Formiche:

https://formiche.net/2021/07/trenta-marina-treu/

Il discorso di commiato dellโ€™ammiraglio Paolo Treu

Sottosegretario alla Difesa Senatore Stefania Pucciarelli, infinite grazie, da parte di tutti noi, per presiedere questa cerimonia, a testimonianza del grande affetto e della solidale vicinanza che ha sempre dimostrato verso il personale della Squadra Navale.

Autoritร  e gentili ospiti, Vi porgo la nostra corale riconoscenza per aver arricchito, con la Vostra presenza, questa vibrante atmosfera, colma di emozioni, nella cornice di Taranto, scintillante icona della marittimitร  nazionale e granitico pilastro della Marina.

Un deferente omaggio alla Bandiera di Guerra della Marina Militare e delle Forze Navali e che Dio ponga sul nemico il terrore di Lei, come chiediamo con il nostro canto, al tramonto, sul mare.  

Pari omaggio rendo alle Bandiere di Guerra del 1ยฐ Reggimento San Marco, delle Forze Aeree e del Comando Sommergibili.

Lancio il mio cuore commosso verso i nostri caduti, con lโ€™impeto del mio piรน energico rispetto per il loro generoso sacrificio.

Un fraterno saluto al personale delle Capitanerie di Porto, dei Carabinieri per la Marina e della Lega Navale Italiana.

Un abbraccio ai soci dellโ€™Associazione Nazionale Marinai dโ€™Italia e delle Associazioni Combattentistiche.

La mia gratitudine alla Rappresentanza Militare, nonchรฉ ai Rappresentanti Sindacali, per la loro preziosa opera.

Un empatico e solidale omaggio ai nostri veterani e a chi soffre, nonchรฉ alle famiglie che hanno perso il loro cari.

Un affettuoso abbraccio ai nostri famigliari, che con la loro pazienza, affetto e amore ci donano forza, resistenza e coraggio.   

Un bacio amorevole e riconoscente a mia moglie Paola che, anche nella burrasca del peggiore e immeritato dolore, non mi ha mai fatto mancare il Suo indistruttibile sostegno.

Un marinaresco abbraccio a mio figlio Carlo, ex brigadiere della Scuola Navale Militare Morosini, molto legato alla Marina.

Un grato saluto a mia madre Lucia, una corazzata di 87 anni, espressione di genuino coraggio, autentica libertร  di pensiero e grande umanitร , accompagnata dalle mie tre sorelle e mio fratello.

Un goliardico saluto ai compagni di corso dellโ€™Accademia e del Morosini, nonchรฉ al Presidente dellโ€™Associazione di questโ€™ultimo.

Sono allโ€™approdo finale, nel miglior incarico che mi poteva capitare e di questo ringrazio il Capo di Stato Maggiore della Marina.

Caro Pino, Ti avevo promesso una collaborazione leale, schietta e costruttiva, ma non supina, con un confronto dialettico, assicurandoTi che, nel momento della decisione, avrei comunque imbracciato il remo per vogare nella direzione da Te indicata o in alternativa avrei salutato, per lโ€™ultima volta, la bandiera.

Ci conosciamo da tempo e Ti รจ sempre piaciuto evidenziare, anche scherzosamente, le nostre diversitร  nellโ€™indole, con riferimento al mio nickname โ€œPitbullโ€ guadagnato in teatri di feroci battaglie, in cui mi sono lanciato sulla preda senza preoccuparmi della mia incolumitร  personale โ€ฆ cosรฌ come fa il pitbull.

Lo ammetto, non sono un leader per tutte le stagioni e mal mi adatto a navigare in acque calme per aggirare la tempesta.

La mia stagione รจ quella in cui รจ la Marina che si fa tempesta.  

Fra le battaglie cโ€™รจ quella per lโ€™F-35B, ossia il JSF Joint Strike Fighter a decollo corto e atterraggio verticale, necessario per rinnovare la capacitร  della Portaerei.

Una battaglia in cui mi sono sempre dato fuoco, consapevole delle ritorsioni, perchรฉ si tratta di una capacitร  strategica per lโ€™Italia, specchio del Suo rango internazionale, militare e non.

Ho sofferto per lโ€™assegnazione ad altra forza armata del terzo F-35B, ritenendola il primo tassello di unโ€™evidente strategia che mira a spostare il termine della rinascita della Portaerei oltre il 2030, annichilendo di fatto tale preziosa capacitร  di proiezione.

La componente JSF imbarcata รจ infatti quella piรน pregiata, perchรฉ beneficia della versatilitร  dello strumento aeronavale, capace di muoversi avvalendosi della libertร  dei mari e della Sua intrinseca autonomia logistica, in modo da raggiungere ogni parte del globo per lanciare le Sue Aquile Marine nel modo piรน costo-efficace, rapido e letale.

Ero Comandante in Capo da pochi mesi, ma sentivo lโ€™imperativo morale di compiere un gesto eclatante, salutando per lโ€™ultima volta la bandiera, per attirare lโ€™attenzione del governo โ€“ e non solo โ€“ su una decisione che ritenevo molto dannosa per la nostra amata Italia.

Ma da quel gesto mi fece desistere lโ€™esplosione della pandemia.

Mi sarei infatti sentito un vigliacco se, in quella burrasca, avessi abbandonato il timone della Squadra Navale.

In me prevalse il dovere morale di rimanere con le mie Donne e Uomini, per affrontare uniti e coesi quellโ€™epocale emergenza.

Richiusi quindi in gabbia il pitbull che ringhiava in me e concentrai tutte le mie energie a sostegno del mio personale e delle relative famiglie, per riaccendere, con una nuova fiamma, la motivazione, lโ€™entusiasmo e lo spirito di appartenenza dei nostri Equipaggi, veri artefici dei successi della gloriosa Squadra Navale.

Fu cosรฌ che, armati di passione per il nostro lavoro e di amore per il nostro Paese, abbiamo assolto tutte le missioni programmate, proiettando a livello internazionale lโ€™immagine di unโ€™Italia grande, di un Paese che non molla mai e combatte con fierezza.

Sempre a causa della pandemia, continuai a tenere imprigionato in me quel pitbull, anche quando il mio cuore subรฌ un nuovo duro colpo: la cessione delle nostre ultime due fregate FREMM allโ€™Egitto.

Ciรฒ รจ in controfase con la costante crescita degli impegni sul mare, cui si รจ aggiunta la missione EMASOH, nel Golfo Persico.

A seguito di ciรฒ, lโ€™Italia ora dispone di un numero totale di unitร  di prima linea โ€“ ossia di Caccia e di Fregate โ€“ inferiore persino allโ€™Algeria, oltre che allโ€™Egitto e alla Turchia.

E poi si consideri le conflittuali spartizioni del Mediterraneo, alle quali ha fatto seguito il potenziamento delle Marine di protagonisti emergenti, che impongono la necessitร  di presidiare e difendere โ€“ con le nostre unitร  di altura โ€“ la neo istituita Zona Economica Esclusiva, pena la soccombenza alla volontร  altrui.

Tutto ciรฒ mette in chiara e drammatica evidenza lโ€™attuale sottodimensionamento dello strumento aeronavale, il cui elemento di pregio, ossia la Portaerei, rischia oltretutto di rinnovarsi alle calende greche, se i primi 15 F-35B, quantitativo minimo per il conseguimento della reale capacitร , non andranno tutti alla Marina.

Con queste considerazioni ho voluto condividere, con lโ€™Ammiraglio Enrico Credendino, due delle mie principali preoccupazioni, oltre alla nota e drammatica carenza di personale.

Caro Enrico, a Te che sei un dirigente di prestigio della nostra amata Marina, affido lo strumento aeronavale, ma soprattutto il Suo immenso cuore, la Sua vulcanica mente e le Sue infaticabili braccia, ossia il personale che anima e dร  gloria alla Squadra Navale.

Caro Enrico, nei miei due anni di mandato รจ stato fatto molto per il personale e le relative famiglie, ma ancor piรน si puรฒ e si deve fare.

Piรน investirai in questa straordinaria risorsa e piรน raccoglierai in termini di successi operativi, per il bene della Marina e dellโ€™Italia.

Donne e Uomini della Squadra, siete Voi i veri protagonisti di questa giornata, in quanto tenutari del passato, del presente e del futuro, elemento di continuitร  in un comando che cambia.

In questi ultimi giorni ho peregrinato, nelle varie sedi, per manifestare a tutti Voi i miei piรน sinceri e abissali sentimenti di gratitudine per gli straordinari risultati che avete conseguito.

Di fronte ai nostri successi voglio farmi piccolo, attribuendo il merito a tutti Voi, di fronte a ciรฒ che si poteva fare meglio voglio farmi grande, assumendomene tutte le responsabilitร .

A tutti Voi rinnovo la mia piรน sincera, commossa e affettuosa gratitudine per avermi regalato enormi soddisfazioni umane e professionali, che serberรฒ per sempre fra i miei piรน cari ricordi e che proteggerรฒ negli abissi del mio cuore.

Insieme a Voi, ho ritrovato il mio ambiente naturale, ho ritrovato me stesso, ho ritrovato il piacere di lavorare.

Il Vostro calore umano e la Vostra solidarietร , hanno peraltro curato le ferite causate dalla peggiore, ignobile e immeritata cattiveria che ho incrociato sulla rotta del mio precedente incarico

Ciรฒ mi ha consentito di ridare significato al mio lavoro, perchรฉ in Voi e in tutto il personale della Squadra Navale ho trovato un piรน che meritevole obbiettivo su cui concentrare le mie migliori risorse ed energie.

Tuttavia, se sommo tutto ciรฒ che Voi mi avete donato e lo confronto a ciรฒ che io Vi ho donato, il mio sforzo mi pare davvero essere solo una goccia, in mezzo a un mare immenso.

Buon vento vi accompagni sulla rotta verso sempre piรน grandi successi e che la buona sorte Vi spiani i mari sulla rotta del vostro fulgido futuro.

La mia stagione โ€“ quella della tempesta โ€“ ha da tempo perso le sue foglie, la pandemia ha perso il suo volano e la metร  superiore della clessidra ha perso il suo ultimo granello di sabbia.

Ora gli astri del mio destino sono allineati, la mia missione รจ giunta a compimento, il pitbull riprenderร  la corsa โ€ฆ e non solo.

Ora posso, serenamente, salutare la bandiera, per lโ€™ultima volta.

Viva la Squadra Navale! Viva la Marina!

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Occorre fare di piรน per fermare il genocidio in Etiopia

In Etiopia si sta consumando una catastrofe umanitaria in seguito a una guerra di cui in Italia si parla troppo poco

L’antefatto

Il 16 settembre 2018 il mondo ha esultato quando, dopo 20 anni di guerra, l’incontro tra il primo ministro Etiope Abiy Ahmed e il dittatore eritreo Isaias Afwerki รจ stato il segno dello scoppio della pace tra i due Paesi che sono stati per un breve periodo colonie italiane.

Il primo Ministro dell’Etiopia Abiy Ahmed (sin) con il ministro degli Esteri eritreo Osman Saleh Mohammed (dx) all’arrivo per i colloqui di pace. Aeroporto internazionale di Addis Ababa, Etiopia, 26 giugno 2018. (Photo by YONAS TADESSE / AFP/Getty Images)

Per questa pace e per aver annunciato che avrebbe varato riforme liberali in economia e politica e, quindi, dato concrete prove di voler rafforzare la democrazia, Abiy ha ricevuto il Nobel della pace nel 2019.

Un premio arrivato un po’ presto ma che rifletteva l’entusiasmo per questa nuova fase che doveva segnare un momento di stabilizzazione per tutto il Corno d’Africa e anche per le relazioni italiane con un’area con la quale manteniamo ancora molti rapporti di vicinanza.

Qui il post che pubblicai in quel periodo. http://urly.it/3fqx8

Sull’onda di questa ventata di riforme i rapporti tra Italia ed Etiopia cominciarono a svilupparsi piรน velocemente che in passato e io personalmente siglai un accordo di collaborazione nel settore della difesa con l’allora ministro della difesa etiope, Aisha Mohammed Musa.

Con la ministro Aisha Mohammed Musa (sin)

L’accordo prevedeva iniziative di formazione congiunte, trasferimento di conoscenze, operazioni a sostegno della pace, il contrasto al terrorismo e allโ€™estremismo violento; la ricerca e lo sviluppo in ambito militare e la collaborazione in materia di industria della difesaโ€.

Certo non lo avrei firmato se avessi avuto anche il solo dubbio su quello che invece poi รจ successo. In quel momento perรฒ non avevamo indicatori che ci potessero far presagire il futuro; vedevamo, invece, un Paese che veniva da cinquanta anni di monarchia assoluta, rivoluzioni, guerra civile e autoritarismo, il cui nuovo leader, subito dopo l’arrivo al governo, liberava i prigionieri politici e i giornalisti, apriva ai partiti di opposizione e incoraggiava i ribelli a disarmarsi, terminava con la parola pace una guerra lunghissima con l’Eritrea e prometteva di tenere le prime elezioni libere nel secondo paese piรน popoloso in Africa.

L’inizio della guerra

A novembre 2020 perรฒ il Presidente Abiy ha dato il via a unโ€™offensiva contro le forze del TPLF (Fronte Popolare di Liberazione del Tigrรจ) che aveva accusato di perseguire obiettivi insurrezionali e di essere traditrici della patria. Cosa era successo?

Premesso che l’Etiopia รจ un paese molto frammentato dal punto di vista etnico, i cui nove stati sono divisi su base grossomodo etnico-linguistica. Lo stato di Oromia รจ il piรน popoloso, con circa 33 milioni di abitanti. Lo stesso Abiy Ahmed รจ di etnia Oromo, che รจ una delle piรน marginalizzate del paese che, perรฒ, dal 1991 non aveva piรน avuto un Primo Ministro, a differenza dell’etnia tigrina che, benchรจ rappresentasse soltanto il 6% della popolazione etiope, ha sempre espresso il Primo Ministro in carica.

Ulteriore precisazione per cercare di capire le motivazioni del conflitto รจ che Abiy vinse le elezioni, dichiarando di voler favorire l’unitร  nazionale e creare una forte identitร  nazionale, con il sostegno dell’ “Ethiopian People’s Revolutionary Democratic Front (EPRDF)”, una coalizione di cui il TPLF era parte fondamentale.

Dopo l’elezione perรฒ, per consolidare la sua posizione nella coalizione, Abiy creรฒ il il Prosperity party – un partito piรน facile da controllare, che riuniva tutte le componenti tranne il TPLF.

La crisi con il TPLF si acui dopo che a settembre 2020 il Tigray aveva svolto le elezioni regionali ritenendo incostituzionale il ritardo a causa del Covid delle elezioni nazionali, che dovevano tenersi in Agosto. Abiy non aveva riconosciuto quelle elezioni.

Il 24 ottobre doveva avvenire un cambio di comandante nel Comando del Nord, dal quale dipendono circa la metร  delle Forze di Difesa etiopi. Gli ufficiali in carica, molti dei quali tigrini e con simpatie per il TPLF, rifiutarono di accogliere il nuovo comandante.

Come sempre, un pretesto, un attacco armato del TPFL ad una base militare etiope, causรฒ la risposta di Abiy che ordinรฒ attacchi aerei con lo scopo di sciogliere il governo della regione del Tigray.

Da subito l’escalation militare ha avviato un processo che รจ andato ineluttabilmente verso una guerra civile (come quella del 1974-1991) che ha forti possibilitร  di destabilizzare l’intero Corno d’Africa e i Paesi piรน vicini come Egitto e Sudan, con i quali le tensioni sono aumentate a causa della costruzione della diga di Gerd (Grand Ethiopian Renaissance Dam), che l’Etiopia vuole portare a compimento anche senza aver raggiunto con Sudan ed Egitto un accordo sullo sfruttamento delle risorse idriche del Nilo.

La situazione umanitaria

Oggi la situazione umanitaria รจ disastrosa, con accuse da parte del governo al TPLF che utilizzerebbe bambini soldato dopo aver dato loro una droga, e dall’altra parte il popolo tigrino e i rifugiati eritrei, fatti oggetto di stupri, torture, massacri ed esecuzioni di massa, usati, insieme alla fame, come armi di una guerra che ha tutte le caratteristiche di un genocidio.

Cfr: http://tommasin.org/blog/2021-09-05/i-cadaveri-galleggiano-lungo-il-fiume-segni-di-genocidio-in-tigray

Di fronte ai 6,8 milioni di civili hanno un disperato bisogno di cibo, ai 70.000 rifugiati in Sudan, ai  2,2 milioni di sfollati interni, all’80% delle strutture sanitarie saccheggiate, alle decine di migliaia di civili massacrati e alle decine di migliaia di donne e bambine stuprate (Fonte dati: Account Twitter Tigray Italy) occorre trovare una soluzione immediata.

L’attenzione internazionale

Il Dipartimento di Stato USA ha avviato un processo legale per stabilire se effettivamente le notizie delle esecuzioni di massa e degli stupri siano il segno evidente di un genocidio in atto, ovvero, della volontร  di “distruggere, in tutto o in parte sostanziale, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religiosoโ€. Una dichiarazione di genocidio vuol dire che quella guerra non รจ piรน un evento interno, รจ qualcosa che colpisce l’umanitร  intera e potrebbe, quindi, giustificare anche un intervento esterno.

Intanto il Presidente americano Joe Biden ha firmato un ordine esecutivo per imporre sanzioni a tutti i criminali, di ogni fazione, autori di crimini di guerra e contro lโ€™umanitร , dallโ€™ inizio della guerra in Tigray. Ci sarร  inoltre anche una riforma ed un aggiornamento riguardo alla normativa sullโ€™embargo di armi verso lโ€™Eritrea e lโ€™inserimento della stessa norma riguardante lโ€™Etiopia.

Una evidente pressione degli Stati Uniti per il rispetto dei diritti umani, consentire l’ accesso dei convogli umanitari al Tigray e per cercare di far convergere su un tavolo di dialogo tutte le parti in causa incluse le truppe eritree e le milizie Amhara che stanno supportando l’esercito etiope.

Come gli Stati Uniti anche l’Unione Europea chiede fermezza (qui un approfondimento http://www.settimananews.it/informazione-internazionale/unione-europea-sulla-situazione-in-etiopia/ ) nel delinearsi di un quadro internazionale nel quale Il Premier Abiy ha preferito al supporto di Stati Uniti e UE quello di potenze emergenti, poco preoccupate dei diritti umani, come la Turchia, la Russia o la Somalia.

In questo quadro l’Italia non deve restare a guardare, nรจ limitarsi al solo tentativo di inviare convogli emergenziali. Ne va dell’unitร  e della stabilitร  dell’Etiopia, del Corno d’Africa e dell’intera regione.

Occorrono anche gesti politici significativi come, per esempio, sospendere quell’accordo di collaborazione nel settore della difesa da me firmato e reso esecutivo piรน tardi, quando giร  si cominciava ad intravedere la strada che stava prendendo il Paese.

Non basta favorire il dialogo, occorre una vera e propria iniziativa – composita – per la pace. Ce lo chiede anche la societร  etiope presente in Italia e ce lo obbliga la nostra umanitร .

Quest’articolo รจ stato pubblicato su Formiche: https://formiche.net/2021/09/etiopia-guerra-crisi-italia/

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