Crisi Internazionali, Crisi Russia Ucraina, Economia Internazionale, Geopolitica, Geopolitica ed energia, POLITICA ITALIANA, Unione Europea

C’รจ troppo poco gas in Europa

Poco Gas, il freddo che arriva e le decisioni difficili

Qualche giorno fa la Russia ha chiuso i rubinetti di Nord Stream per fare pressioni contro le sanzioni e l’Europa tutta si prepara al freddo inverno senza sapere bene come sostituire il gas russo. Intanto i prezzi sono ricominciati a salire e le compagnie petrolifere guadagnano bene.

Lo stop al gas da parte russa probabilmente non รจ solo un effetto delle sanzioni, ma anche una risposta alla proposta del tetto al prezzo del gas. Lo scontro รจ altissimo. Il futuro energetico non รจ mai stato cosรฌ incerto.

L’import di gas naturale dell’UE

Prima della guerra l’Europa importava il 40-45% del gas dalla Russia. Neanche i 20 paesi dell’OPEC tutti insieme raggiungevano questa percentuale (erano al 33%). Subito dopo veniva la Norvegia (con circa 20%), lโ€™Algeria con il 10% e vari fornitori minori (Libia, Azerbaijan, Qatar). Nel tempo l’UE aveva anche cominciato ad importare GNL – Gas Naturale Liquefatto – tra il 5 e il 10% del mix energetico .

Dopo la guerra il rapporto tra GNL e gas russo importato si รจ ribaltato: la quota di export di gas naturale della Russia รจ scesa al 15 % (-30 % di quota di mercato) e lโ€™Europa compensa quasi totalmente con il GLN che arriva soprattutto dagli Stati Uniti, con i quali lโ€™UE ha raggiunto un accordo per la fornitura di 15 miliardi di metri cubi di GNL nel 2022.

Per il resto nell’UE non รจ cambiato molto. Infatti l’Algeria sta fornendo all’Italia una maggiore quantitร  di gas avendolo perรฒ sottratto alla Spagna per motivi politici; la Spagna invece sta acquistando una maggiore qualitร  di GNL.

L’accordo fatto con l’Algeria stabilisce che entro il 2024 “lโ€™Italia riceverร  dallโ€™Algeria circa 9 miliardi di metri cubi di gas in piรน allโ€™anno, rispetto ai 22,4 miliardi di metri cubi importati nel 2021 (21,2 miliardi di metri cubi attraverso il gasdotto Transmed che arriva a Mazara del Vallo e 1,2 miliardi di metri cubi tramite navi metaniere)”.

da: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/russia-e-ue-alla-guerra-del-gas-36090

L’import di gas naturale dell’Italia

In Italia la dipendenza dal gas della Russia era circa il 45-50%. Come per lโ€™Europa, al momento questo valore รจ sceso un poโ€™ sopra al 15% mentre รจ aumentato l’export dallโ€™Algeria che รจ diventata il primo fornitore.

Inoltre รจ entrato in funzione il Trans Adriatic Pipeline (TAP), parte del Corridoio Sud del Gas (Southern Gas Corridor), che trasporta il gas naturale in Europa dal giacimento di Shah Deniz in Azerbaijan.

Il Tap รจ entrato in funzione lo scorso anno e fornisce circa il 15% del consumo italiano.

Per quanto riguarda i rigassificatori, e in generale i progetti energetici, in Italia sono sempre “variabili” trovando molta opposizione da parte della popolazione nel momento in cui devono essere collocati sul territorio. Gli impianti funzionanti sono tre,  La Spezia, Livorno e Rovigo. Ne sono poi previsti due di terra e due su nave. Quelli di terra sono Porto Empedocle (Agrigento, Sicilia), per il completamento del quale i finanziamenti sono stati sbloccati ad aprile 2022 e Gioia Tauro, e due galleggianti, con due navi da posizionarsi a Ravenna e Piombino, dove c’รจ grande opposizione perchรฉ la nave dovrebbe essere posizionata in porto.

Si discute inoltre di un ulteriore rigassificatore a Oristano  (Sardegna), e di ulteriori due navi rigassificatrici a Portovesme (Carbonia-Iglesias e Porto Torres (Sassari).

Da: https://luce-gas.it/attualita/italia-indipendenza-gas-russo-entro-2024

Nonostante lโ€™Italia sia riuscita a limitare la sua dipendenza dal gas russo, se la Russia interrompesse totalmente le forniture, il Paese sarebbe in grandissima difficoltร . Infatti piรน della  metร  dellโ€™energia prodotta in Italia viene dal gas (contro il 25% in Germania) a causa di una transizione energetica piรน lenta che rende il nostro mercato dell’energia molto piรน sensibile alle variazioni del prezzo del gas. 

Da: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/russia-e-ue-alla-guerra-del-gas-36090

Perchรจ i prezzi sono impazziti

Il costo dell’energia รจ passato da 20 euro a megawattore a un picco di quasi 350. Un aumento vertiginoso dovuto soprattutto all’ eccesso di domanda anche se esiste una componente speculatoria.

Infatti il gas russo รจ piรน del 10% del gas mondiale. Sottrarlo dal mercato non puรฒ non far impennare i prezzi. Si pensi che la crisi energetica del 1973 avvenne in seguito alla decisione dell’Opec di ridurre la produzione di greggio del 7%. In Italia questo causรฒ il varo da parte del governo Rumor del decreto โ€œAusterity” (22 novembre 1973), che comprendeva una serie di provvedimenti per risparmiare dell’energia, come il blocco alla circolazione delle auto di domenica, l’abbassamento della temperatura degli impianti di riscaldamento, la chiusura anticipata di negozi e uffici.

Oggi l’Europa riesce ad avere ancora un poโ€™ di gas perchรฉ sta pagando di piรน il GNL e le navi che lo contengono vengono riorientate verso di noi, ma i paesi piรน poveri restano senza e vanno in crisi energetica: lo Sri Lanka รจ quasi fallito, il Pakistan non riesce a generare elettricitร  e il Bangladesh sarร  il prossimo a trovarsi in serissime difficolta.

Cosa vuol dire imporre il tetto al prezzo del gas

Quando si parla di tetto al prezzo del gas si possono intendere due provvedimenti di tipo diverso che dovrebbero servire, da una parte, ad abbassare il prezzo dell’energia per proteggere soprattutto famiglie a basso reddito e imprese, dall’altra a ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas dalla Russia e amplificare l’effetto delle sanzioni ad essa applicate. Entrambi i provvedimenti hanno pregi e difetti.

La prima proposta รจ quella di imporre un prezzo massimo allโ€™acquisto del gas russo, l’altra รจ quella di applicare un prezzo massimo allโ€™energia generata con il gas. 

Imporre un prezzo massimo al gas russo

Al momento piรน dellโ€™โ€™80% dei contratti in essere con la Russia รจ indicizzato alla borsa di Amsterdam, il TTF (Title Transfer Facility), un punto di scambio virtuale dove il gas puรฒ essere venduto e acquistato al di fuori dei contratti a lungo termine, sia per una consegna immediata. (Spot), sia per una consegna futura a prezzo fissato al momento dell’acquisto (Forward o, anche, Future).

Il 68% degli acquisti sul TTF nel 2021 ha riguardato contratti Future, e questo indica che il quel mercato le operazioni puramente finanziarie sono molte di piรน di quelle finalizzate ad acquistare fisicamente il gas. รˆ sul TTF che si fa il prezzo del gas europeo ed รจ anche grazie a questo meccanismo speculativo che i prezzi vengono spinti verso l’alto.

Gasprom vendendo al prezzo formatosi alla borsa di Amsterdam sta guadagnando proprio dalla riduzione delle sue forniture: le sue entrate sono triplicate a fronte di un meno 75% di gas. (Vd. grafico successivo).

Da: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/russia-e-ue-alla-guerra-del-gas-36090

A queste condizioni, alla Russia non conviene smettere di fornirci totalmente il gas, perchรจ continua a guadagnare.

Come detto prima per l’Europa sarebbe conveniente fissare un price cap (tetto massimo) alla Russia per la fornitura dei suoi volumi di gas, ma a questo punto la Russia perderebbe i suoi guadagni e, quindi, potrebbe essere incentivata a chiudere totalmente le forniture.

Questโ€™anno, ai prezzi attuali, riuscirebbe infatti ad avere solo dal gas introiti per 100 mld che, con un tetto, scenderebbero a meno di 20 mld euro.

Dunque imporre il tetto spingerebbe la Russia a interrompere le forniture e in questo momento il mercato non ha quel 15% di gas che mancherebbe se Putin chiudesse i rubinetti. Servirebbero almeno due anni per sostituirlo e, intanto, il prezzo di tutto il resto del gas lieviterebbe probabilmente piรน in alto di quanto sia ora.

Imporre un prezzo massimo all’energia generata con il gas

Nel mercato dellโ€™energia elettrica il prezzo dipende dal mix di energia generata e, in particolare, dal prezzo del gas che spesso รจ l’ultimo generatore perchรฉ facile da usare e sempre disponibile. Per questo il prezzo del gas determina il prezzo marginale.

Quindi se il gas costa 250 Ero mW/h inciderร  anche sul prezzo delle rinnovabili perchรฉ รจ grazie al gas che possono essere usate sempre (le rinnovabili infatti sono incostanti e si possono utilizzare solo se integrate con il gas). Alla fine costeranno 250 euro anche se per produrle sono stato necessari 5 euro. Quindi anche il mercato delle rinnovabili viene drogato.

Spagna e il Portogallo hanno sperimentato invece dal giugno scorso l’imposizione di un prezzo amministrato all’energia generata con il gas sul mercato interno, pagandolo circa 40โ‚ฌ a MW/h. Dopo i primi sei mesi il prezzo aumenterร  di 5โ‚ฌ ogni mese, arrivando al massimo a 70 โ‚ฌ/MWh. Questo permetterร  un risparmio in bolletta pari al 38% in meno rispetto al secondo trimestre 2022.

La misura non intaccherร  gli introiti per la Russia, perchรฉ i produttori di energia continueranno ad acquistare il gas nel mercato internazionale allo stesso prezzo. Sarร  poi lo stato a compensare la differenza di costo tra questo tetto e i prezzi TTF (la borsa di Amsterdam). Il costo per i due paesi per un anno รจ di 8,4 miliardi di euro. In pratica, si ricompensano i fornitori con soldi pubblici.

Il sistema apparentemente non sta funzionando bene perchรฉ lo stato recupera i soldi spesi dalle “compensazioni” sulle bollette e quindi per i cittadini รจ cambiato poco, e dal “reddito di congestione” (cioรจ i profitti della vendita di gas prodotto in Spagna alla Francia, che sta beneficiando indirettamente della misura acquistando elettricitร  piรน a buon mercato dal vicino iberico). Infatti le importazioni di energia prodotta in Spagna dalla Francia sono aumentate e questo potrebbe costare alla Spagna circa 1,2 miliardi di euro. 

Ciรฒ nonostante, da quando รจ in vigore il tetto, i prezzi finali per i consumatori spagnoli sono stati regolarmente piรน bassi di quelli che avrebbero pagato senza il tetto. (Figura successiva).

Da: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/russia-e-ue-alla-guerra-del-gas-36090

Fatti i dovuti calcoli il sistema del tetto al mercato interno del gas potrebbe funzionare anche in Italia, anche considerando le diversitร  nel mix energetico rispetto alla Spagna. Sarebbe opportuno perรฒ valutare un recupero del costo pagato dallo stato per compensare i produttori interni, anche attraverso la tassazione degli extra-profitti come contributo di solidarietร  a carico dei produttori di energia da combustibili fossili.

Le proposte della Commissione Europea

Il 14 settembre, durante il discorso annuale sullo Stato dell’Unione Europea al Parlamento Europeo in riunione a Strasburgo, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha proposto di tassare il 33% degli extra-profitti delle imprese produttrici di energia fossile a partire dal 2022, con introiti previsti di 25 miliardi di euro in piรน all’anno. I governi nazionali dovrebbero invece fissare un tetto massimo di 180 euro per megawattora alle entrate generate dai fornitori di energia nucleare e rinnovabile. Questo, a sua volta, genererebbe un profitto in eccesso di circa 117 miliardi di euro all’anno che dovrebbe essere incanalato in sussidi per le famiglie e le imprese in difficoltร  che devono far fronte all’impennata delle bollette energetiche. 

La Commissione Europea prevede inoltre che entro l’inizio del 2023 dovrebbe essere varata la riforma del mercato dell’elettricitร  nella quale รจ previsto il disaccoppiamento del prezzo dellโ€™energia elettrica proveniente dal gas naturale da quella di altre energie. Collegare il prezzo dell’energia elettrica al gas aveva senso 20 anni fa, quando le rinnovabili costavano molto, ma oggi รจ il gas ad essere piรน costoso e a spingere in alto anche i prezzi delle rinnovabili.  

La riforma del mercato elettrico sarร  molto importante per tenere basse le bollette, ma sarร  anche necessario incidere attraverso di essa sulle abitudini di consumo della popolazione incentivando il risparmio energetico affinche non sia annullato dall’abbassarsi dei prezzi.

Come passeremo l’inverno

Basterร  il gas per lโ€™inverno? Se non riduciamo i nostri consumi non basterร . Per ora li abbiamo giร  ridotti del 5% e non basterebbe comunque. Dobbiamo arrivare ad abbassarli di circa il 10% come dal piano del governo (Piano Nazionale di Contenimento dei consumi di gas naturale).

Se riusciremo a farlo, immaginando che la Russia possa chiudere totalmente le forniture di gas e che quindi la Germania possa avere molto piรน bisogno di gas dalla Norvegia che glielo venderebbe in cambio di un prezzo piรน alto di quello pagato dall’Italia, arriveremmo a zero scorte strategiche superando lโ€™inverno.

In teoria, quindi lโ€™Italia potrebbe superare l’inverno anche senza il gas russo e Norvegese. Ma per l’anno successivo non avremmo scorte.

Occorre una soluzione composita che preveda sia investimenti pubblici come la velocizzazione dello sviluppo delle rinnovabili (parchi eolici marini, energia dal moto ondoso, energia idroelettrica con costruzione di nuove mini dighe, geotermica, solar roads, power roads), il raddoppio del TAP, rigassificatori mobili o la riapertura, anche solo temporanea, dei nostri giacimenti di gas, sia investimenti privati, per esempio, per la realizzazione di comunitร  energetiche a livello di quartiere o condominio.

Occorre portare avanti con forza la scelta di fare delle rinnovabili una componente crescente e prevalente del mix energetico, da integrare fino a che รจ necessario, con investimenti meno green, anche temporanei. E intanto, spingere sulla ricerca per andare avanti sul progetto di decarbonizazione.

Dal punto di vista geopolitico, la differenziazione delle fonti di approvvigionamento รจ un obiettivo da perseguire sempre.

Ritengo che varrebbe la pena pensare a una unione tra i paesi del mediterraneo (europei, della sponda Nord dell’Africa e balcanici) che metta al centro della collaborazione la ricerca di un accordo sulla gestione delle risorse energetiche, ambientali e dell’acqua, risorse per le quali si svolgeranno i prossimi conflitti , se non si interviene.

Penso a una Comunitร  Mediterranea per l’Energia, l’Aqua e l’Ambiente (sul modello della CECA) all’interno della quale stabilire meccanismi regolatori e prevenzione dei conflitti comuni.

Immagine di copertina: Carta di Laura Canali, Limesonline https://www.limesonline.com/carta-dipendenza-europa-gas-russia/128427

Crisi Internazionali, Crisi Russia Ucraina, Geopolitica, POLITICA ITALIANA, Unione Europea

Russia-Ucraina: andare oltre lโ€™inevitabile per costruire un futuro possibile

I russi si ritirano, no non si ritirano, stanno solo fingendo, in realtร  aumentano il numero di uomini al confineโ€ฆla guerra fatta di informazioni tra Russia e Ucraina รจ iniziata da tanto tempo, quella vera ancora no e cโ€™รจ sempre tempo per non farla scoppiare. 


La Ragione, lโ€™esperienza, la  saggezza degli uomini e delle donne che contribuiscono alla costruzione della storia, momento per momento, dovranno fermare gli eventi. 

Credo che la guerra affascini, purtroppo รจ vero. 

Come dice Margaret Macmillan nel libro โ€˜War, Come la guerra ha plasmato gli uominiโ€™, โ€œla guerra รจ un mistero sia per chi la combatte che per chi vi assiste, un mistero complicato e inquietante. Dovrebbe suscitare ripugnanza eppure affascina e reca con se seducenti valoriโ€ฆ”

Uno dei paradossi della guerra รจ che le cose per cui valga la pena vivere sono anche quelle per cui vale la pena morire, conquista, autodifesa, idee e sentimenti.ย 

Margaret Macmillan, โ€˜War, Come la guerra ha plasmato gli uominiโ€™.

Ma lโ€™uomo ha la ragione.

Mi piace ricordare a questo punto anche le parole di Papa Francesco nellโ€™enciclica Fratelli Tutti, quando parla della guerra mondiale a pezzi ed accenna alla โ€œmancanza di orizzonti in grado di farci convergere in unitร , perchรฉ in ogni guerra ciรฒ che risulta distrutto รจ ยซlo stesso progetto di fratellanza, inscritto nella vocazione della famiglia umanaยป, per cui ยซogni situazione di minaccia alimenta la sfiducia e il ripiegamentoยป. Cosรฌ, il nostro mondo avanza in una dicotomia senza senso, con la pretesa di ยซgarantire la stabilitร  e la pace sulla base di una falsa sicurezza supportata da una mentalitร  di paura e sfiduciaยป.

E ancora, in un suo discorso sulle armi nucleari, nel dicembre del 2019 Papa Francesco ha detto:

โ€œLa pace e la stabilitร  internazionale sono incompatibili con qualsiasi tentativo di costruire sulla paura della reciproca distruzione o su una minaccia di annientamento totale; sono possibili solo a partire da unโ€™etica globale di solidarietร  e cooperazione al servizio di un futuro modellato dallโ€™interdipendenza e dalla corresponsabilitร  nellโ€™intera famiglia umana di oggi e di domani.โ€

Papa Francesco, Enciclica Fratelli Tutti

Dunque abbiamo di fronte a noi, la realtร , di un mondo che scalpita verso la guerra e il modello di un futuro che sia determinato dallโ€™interdipendenza e corresponsabilitร  della famiglia umana. 

In mezzo ci sono le nostre scelte. 

Bene sta facendo lโ€™Italia a rimanere voce dialogante di fronte allโ€™evidenza delle scelte di Putin, che di fatto ha accerchiato anche lโ€™Europa costringendola quasi a prendere una posizione unitaria di difesa dellโ€™Ucraina (aggiungo, sacrosanta difesa), ma che non ha posto di fronte alle richieste di Putin altre minacce. 

Io andrei ancora oltre: occorre una svolta che cambi totalmente la prospettiva. Occorre una distensione totale.

Andando avanti nella direzione intrapresa non si sta facendo altro che far unire i destini di Russia e Cina. 

Ma ragioniamo sugli interessi russi: Putin vuole la neutralitร  dellโ€™Ucraina. Possiamo ancora scambiare questa totale neutralitร  con lโ€™impegno della Russia a continuare a rispettare gli accordi di Minsk? 

Putin ha bisogno di una via di uscita che non sia una sconfitta. 

Anche la Nato ha bisogno di una via di uscita che non sia una sconfitta. 

Puรฒ bastare la dichiarazione di Scholz a Kiev “L’ingresso dell’Ucraina nella Nato non รจ in agenda” ? No perchรฉ durerร  fino a che lui sarร  al potere ma nulla assicura sul futuro. Dโ€™altra parte la Nato non puรฒ cambiare se stessa ed annullare la politica della porta aperta. E infatti il segretario generale dell’Alleanza, Jens Stoltenberg, al termine della ministeriale difesa della Nato a Bruxelles ha detto: โ€œLa porta della Nato rimane aperta, qualsiasi decisione sull’adesione alla Nato spetta agli Alleati e ai Paesi aspiranti e a nessun altro”. Ha aggiunto “Il diritto di ogni nazione a scegliere la propria strada รจ assolutamente fondamentale per la sicurezza europea e transatlantica e va rispettato”. Quindi? 

Probabilmente se fossero tutti i paesi europei a fare la stessa affermazione di Scholz, il peso sarebbe ben diverso, Putin avrebbe raggiunto il suo obiettivo e la Nato non avrebbe piegato la testa di fronte alle pretese russe. 

รˆ lโ€™Europa che oggi deve giocare il ruolo richiamato da Papa Francesco, quello di riunire gli orizzonti. 

Dโ€™altra parte la Nato ha una grande opportunitร : far ripartire il dialogo con Putin! Concedere alla Russia di inserirsi in una prospettiva europea.

Ricorda George Robertson, segretario generale NATO tra il 1999 e il 2003 che nel 2000 durante un incontro Putin gli chiese quando avrebbe invitato la Russia ad entrare nella Nato. Putin a quel tempo non  escludeva lโ€™adesione della Russia alla Nato, a patto di essere considerato un partner alla pari degli altri. Putin riteneva che la Russia facesse parte della cultura europea e che non dovesse essere isolata dallโ€™Europa.

Oggi occorre garantire le scelte sovrane dell’Ucraina e offrire piena sicurezza alla Russia. 

USA, UE e Federazione russa, tutte insieme, assommano poco piรน della metร  della popolazione cinese, la Russia รจ una nazione di tradizione, religione, storia e cultura europee con uno sviluppo coloniale asiatico, ma pur sempre nazione europea. 

รˆ indispensabile favorire uno sviluppo e un equlibrio multipolari con un perno statunitense e partnership paritarie UE e Russia

Sembra fantapolitica, ma a chi conviene spingere la Russia verso la Cina? A nessuno, neanche alla Russia che piuttosto potrebbe, un giorno, essere un ponte verso la Cina. 

Sappiamo tutti che basterebbe poco nella situazione attuale per dare fuoco alle micce e che questo potrebbe avvenire anche inconsapevolmente.

Ma occorre andare oltre lโ€™inevitabile e sognare lโ€™impossibile per preparare il futuro.

Fondi Strutturali, Sviluppo Locale, Unione Europea

Spendere tutto e spendere bene

L’ITALIA CONTINUA A SPENDERE CON DIFFICOLTA’ I FONDI STRUTTURALI.

Il 21 dicembre la Corte dei Conti ha approvato la Relazione 2017 su โ€œI rapporti finanziari con lโ€™Unione europea e lโ€™utilizzazione dei Fondi comunitariโ€.ย 

 

Le notizie non sono buonissime: L’Italia nel 2016 ha continuato a essere un contribuente netto, cioรจ, alla fine del 2016 i versamenti effettuati al bilancio comunitario erano superiori alle risorse ricevute in accredito perย per 4,4 miliardi di Euro. Questo significa che non riusciamo a spendere risorse preziose per il Paese.

Inoltre, a giugno 2017 – e cioรจ a metร  della programmazione 2014-20120 – solo il 10,19% dei fondi programmati erano stati impegnati, e solo ilย 3,16% erano stati pagati.

Si tratta di valori molto bassi – inferiori a quelli registrati dal programma precedente (2007-2013) piรน o meno nello stesso periodo – e meritano una riflessione.

E’ vero che alla fine il programma 2007-2013 si รจ speso quasi totalmente, ma la valutazione sull’efficacia del programma non va fatta soltanto sulla base del livello della spesa ma sulla sua qualitร .

Molto spesso infatti, pur di spendere, si sono usati “trucchi contabili” e sostituiti progetti che “tiravano” ai progetti programmati. E’ chiaro che in questo modo si puรฒ anche riuscire a spendere tutto, ma non รจ detto che saranno raggiunti i risultati previsti dal programma in termine di programmazione.

Un ulteriore osservazione da fare รจ che analizzando i dati per l’attuazione per regione, emerge che i dati riferiti alle regioni meno sviluppate mostrano livelli di impegno inferiori anche all’1% (ad eccezione del FSE) con una quota bassissima di pagamenti. Le regioni piรน sviluppate hanno invece una capacitร  di attuazione maggiore sia sul FESR che sul FSE (in media il 18,49% e il 19,59% di impegni sul Programmato, e il 5,10% e 8% di pagato sul programmato).

Nota la Corte del Conti che il permanere di questa disparitร  invece di “far diminuire le differenze di sviluppo” tenderร  a farle aumentare.

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La Corte dei Conti invita a migliorare la capacitร  di programmazione e rammenta i rischi che si stanno correndo:

  • impossibilitร  di realizzare gli obiettivi programmati;
  • la perdita di finanziamenti europei essenziali per perseguire le politiche di sviluppo sociale e produttivo;
  • โ€œperdita di vistaโ€ di somme ingenti del bilancio nazionale e regionale a seguito del โ€œpassaggioโ€ di progetti importanti da una fonte di finanziamento allโ€™altra.

Il Regolamento (UE) n.1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio prevede la riserva di efficacia dellโ€™attuazione, che corrisponde al 6% dei Fondi FESR, FSE e FC in riferimento allโ€™Obiettivo crescita e occupazione, che sarร  verificata nel 2019 sulla base degli indicatori previsti nel quadro di riferimento dellโ€™efficacia dellโ€™attuazione. La Corte ricorda che “la previsione in questione potrebbe certamente costituire un importante incentivo a migliorare la programmazione e quindi la spesa, tenendo conto che lโ€™eventuale riassegnazione delle risorse cosรฌ liberate resterebbe su Programmi dello stesso Stato membro“.

I dati della Corte dei Conti non sono stati accolti favorevolmente dal Governo, che ha paura che possano minare la campagna elettorale. Il Ministro per la Coesione Territoriale, Claudio de Vincenti, ha risposto che i dati che valgono sono quelli di fine dicembre, in linea con le previsioni della Commissione europea, che attestano la spesa dei fondi strutturali a 2,6 miliardi di euro (5,2% dei fondi Fesr e Fse).

Mentre si discute sui dati relativi all’attuazione, una preoccupazione maggiore nasce dalle discussioni sul futuro dei Fondi Strutturali in Italia dopo il 2020. Per effetto della Brexit infatti l’Europa potrebbe perdere tra i 12 e i 15 miliardi l’anno e questa riduzione potrebbe ripercuotersi sui fondi strutturali con un taglio che potrebbe toccare il 15 o anche il 30%.

Un motivo in piรน per spendere tutti, e spendere bene, i fondi a disposizione del programma 2014-2020.

 

 

 

Economia Internazionale, POLITICA ITALIANA, Unione Europea

Will a financial crisis follow if NO will win the referendum in Italy?ย 

The international newspapers are highlighting that if NO will win, a financial crisis will follow in Italy.  On nov 14 the BTP/BUND spread has reached a new pick at 188 – after the one in June for the Brexit -prompted also by the effects of the election of Trump and by the doubts about the lenght of the expansive policy of the BCE. Generally in Europe there is a rising trend of spreads but by confronting, for example, the differences between Italy and Spain, we can see a difference of some points that can be attributed to an โ€œItalianโ€ risk perceived by the investors.

On the other side it has to be considered that because of the risk of political uncertanty linked to the referendum, the international financial giants have taken part in the electoral campaign for โ€œyesโ€ to the referendum and this means that also financial movements that precede the referendum can be partly seen as a political campaign.

I am not able to distinguish what is a political campaign aimed to influence the results of the referendum and what are the real conditions of the market. In any case I donโ€™t see an Ital-Exit scenario also if the 5 stars movement will win next elections and, finally, our constitution doesnโ€™t allow for referendums to change international treaties. For this reasons, all the people that are adding fuel to the fear of a possible Italexit effect of the referendum are just lieing.

Personally I think that the moment has come for Europe to go further in the process of becoming a real union. The alternative is a quick achievement of the breaking poin. Probably the new american president policy, that will be less multilateral and more bilateral, will force Europe to revise its policies in particular, the foreign and defence policy: Iโ€™m waiting the moment when the old eu countries finally will try to identify strategic common interests. Is it idealistic? Yes sure, if you think to the way we are dealing with immigrants and refugees, yesโ€ฆit seems not possible. But what has been the creation of the European Community if not a great dream?