Crisi Internazionali, Crisi Russia Ucraina, Geopolitica, POLITICA ITALIANA, Unione Europea

Russia-Ucraina: andare oltre l’inevitabile per costruire un futuro possibile

I russi si ritirano, no non si ritirano, stanno solo fingendo, in realtà aumentano il numero di uomini al confine…la guerra fatta di informazioni tra Russia e Ucraina è iniziata da tanto tempo, quella vera ancora no e c’è sempre tempo per non farla scoppiare. 


La Ragione, l’esperienza, la  saggezza degli uomini e delle donne che contribuiscono alla costruzione della storia, momento per momento, dovranno fermare gli eventi. 

Credo che la guerra affascini, purtroppo è vero. 

Come dice Margaret Macmillan nel libro ‘War, Come la guerra ha plasmato gli uomini’, “la guerra è un mistero sia per chi la combatte che per chi vi assiste, un mistero complicato e inquietante. Dovrebbe suscitare ripugnanza eppure affascina e reca con se seducenti valori…”

Uno dei paradossi della guerra è che le cose per cui valga la pena vivere sono anche quelle per cui vale la pena morire, conquista, autodifesa, idee e sentimenti. 

Margaret Macmillan, ‘War, Come la guerra ha plasmato gli uomini’.

Ma l’uomo ha la ragione.

Mi piace ricordare a questo punto anche le parole di Papa Francesco nell’enciclica Fratelli Tutti, quando parla della guerra mondiale a pezzi ed accenna alla “mancanza di orizzonti in grado di farci convergere in unità, perché in ogni guerra ciò che risulta distrutto è «lo stesso progetto di fratellanza, inscritto nella vocazione della famiglia umana», per cui «ogni situazione di minaccia alimenta la sfiducia e il ripiegamento». Così, il nostro mondo avanza in una dicotomia senza senso, con la pretesa di «garantire la stabilità e la pace sulla base di una falsa sicurezza supportata da una mentalità di paura e sfiducia».

E ancora, in un suo discorso sulle armi nucleari, nel dicembre del 2019 Papa Francesco ha detto:

“La pace e la stabilità internazionale sono incompatibili con qualsiasi tentativo di costruire sulla paura della reciproca distruzione o su una minaccia di annientamento totale; sono possibili solo a partire da un’etica globale di solidarietà e cooperazione al servizio di un futuro modellato dall’interdipendenza e dalla corresponsabilità nell’intera famiglia umana di oggi e di domani.”

Papa Francesco, Enciclica Fratelli Tutti

Dunque abbiamo di fronte a noi, la realtà, di un mondo che scalpita verso la guerra e il modello di un futuro che sia determinato dall’interdipendenza e corresponsabilità della famiglia umana. 

In mezzo ci sono le nostre scelte. 

Bene sta facendo l’Italia a rimanere voce dialogante di fronte all’evidenza delle scelte di Putin, che di fatto ha accerchiato anche l’Europa costringendola quasi a prendere una posizione unitaria di difesa dell’Ucraina (aggiungo, sacrosanta difesa), ma che non ha posto di fronte alle richieste di Putin altre minacce. 

Io andrei ancora oltre: occorre una svolta che cambi totalmente la prospettiva. Occorre una distensione totale.

Andando avanti nella direzione intrapresa non si sta facendo altro che far unire i destini di Russia e Cina. 

Ma ragioniamo sugli interessi russi: Putin vuole la neutralità dell’Ucraina. Possiamo ancora scambiare questa totale neutralità con l’impegno della Russia a continuare a rispettare gli accordi di Minsk? 

Putin ha bisogno di una via di uscita che non sia una sconfitta. 

Anche la Nato ha bisogno di una via di uscita che non sia una sconfitta. 

Può bastare la dichiarazione di Scholz a Kiev “L’ingresso dell’Ucraina nella Nato non è in agenda” ? No perché durerà fino a che lui sarà al potere ma nulla assicura sul futuro. D’altra parte la Nato non può cambiare se stessa ed annullare la politica della porta aperta. E infatti il segretario generale dell’Alleanza, Jens Stoltenberg, al termine della ministeriale difesa della Nato a Bruxelles ha detto: “La porta della Nato rimane aperta, qualsiasi decisione sull’adesione alla Nato spetta agli Alleati e ai Paesi aspiranti e a nessun altro”. Ha aggiunto “Il diritto di ogni nazione a scegliere la propria strada è assolutamente fondamentale per la sicurezza europea e transatlantica e va rispettato”. Quindi? 

Probabilmente se fossero tutti i paesi europei a fare la stessa affermazione di Scholz, il peso sarebbe ben diverso, Putin avrebbe raggiunto il suo obiettivo e la Nato non avrebbe piegato la testa di fronte alle pretese russe. 

È l’Europa che oggi deve giocare il ruolo richiamato da Papa Francesco, quello di riunire gli orizzonti. 

D’altra parte la Nato ha una grande opportunità: far ripartire il dialogo con Putin! Concedere alla Russia di inserirsi in una prospettiva europea.

Ricorda George Robertson, segretario generale NATO tra il 1999 e il 2003 che nel 2000 durante un incontro Putin gli chiese quando avrebbe invitato la Russia ad entrare nella Nato. Putin a quel tempo non  escludeva l’adesione della Russia alla Nato, a patto di essere considerato un partner alla pari degli altri. Putin riteneva che la Russia facesse parte della cultura europea e che non dovesse essere isolata dall’Europa.

Oggi occorre garantire le scelte sovrane dell’Ucraina e offrire piena sicurezza alla Russia. 

USA, UE e Federazione russa, tutte insieme, assommano poco più della metà della popolazione cinese, la Russia è una nazione di tradizione, religione, storia e cultura europee con uno sviluppo coloniale asiatico, ma pur sempre nazione europea. 

È indispensabile favorire uno sviluppo e un equlibrio multipolari con un perno statunitense e partnership paritarie UE e Russia

Sembra fantapolitica, ma a chi conviene spingere la Russia verso la Cina? A nessuno, neanche alla Russia che piuttosto potrebbe, un giorno, essere un ponte verso la Cina. 

Sappiamo tutti che basterebbe poco nella situazione attuale per dare fuoco alle micce e che questo potrebbe avvenire anche inconsapevolmente.

Ma occorre andare oltre l’inevitabile e sognare l’impossibile per preparare il futuro.

Fondi Strutturali, Sviluppo Locale, Unione Europea

Spendere tutto e spendere bene

L’ITALIA CONTINUA A SPENDERE CON DIFFICOLTA’ I FONDI STRUTTURALI.

Il 21 dicembre la Corte dei Conti ha approvato la Relazione 2017 su “I rapporti finanziari con l’Unione europea e l’utilizzazione dei Fondi comunitari”. 

 

Le notizie non sono buonissime: L’Italia nel 2016 ha continuato a essere un contribuente netto, cioè, alla fine del 2016 i versamenti effettuati al bilancio comunitario erano superiori alle risorse ricevute in accredito per per 4,4 miliardi di Euro. Questo significa che non riusciamo a spendere risorse preziose per il Paese.

Inoltre, a giugno 2017 – e cioè a metà della programmazione 2014-20120 – solo il 10,19% dei fondi programmati erano stati impegnati, e solo il 3,16% erano stati pagati.

Si tratta di valori molto bassi – inferiori a quelli registrati dal programma precedente (2007-2013) più o meno nello stesso periodo – e meritano una riflessione.

E’ vero che alla fine il programma 2007-2013 si è speso quasi totalmente, ma la valutazione sull’efficacia del programma non va fatta soltanto sulla base del livello della spesa ma sulla sua qualità.

Molto spesso infatti, pur di spendere, si sono usati “trucchi contabili” e sostituiti progetti che “tiravano” ai progetti programmati. E’ chiaro che in questo modo si può anche riuscire a spendere tutto, ma non è detto che saranno raggiunti i risultati previsti dal programma in termine di programmazione.

Un ulteriore osservazione da fare è che analizzando i dati per l’attuazione per regione, emerge che i dati riferiti alle regioni meno sviluppate mostrano livelli di impegno inferiori anche all’1% (ad eccezione del FSE) con una quota bassissima di pagamenti. Le regioni più sviluppate hanno invece una capacità di attuazione maggiore sia sul FESR che sul FSE (in media il 18,49% e il 19,59% di impegni sul Programmato, e il 5,10% e 8% di pagato sul programmato).

Nota la Corte del Conti che il permanere di questa disparità invece di “far diminuire le differenze di sviluppo” tenderà a farle aumentare.

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La Corte dei Conti invita a migliorare la capacità di programmazione e rammenta i rischi che si stanno correndo:

  • impossibilità di realizzare gli obiettivi programmati;
  • la perdita di finanziamenti europei essenziali per perseguire le politiche di sviluppo sociale e produttivo;
  • “perdita di vista” di somme ingenti del bilancio nazionale e regionale a seguito del “passaggio” di progetti importanti da una fonte di finanziamento all’altra.

Il Regolamento (UE) n.1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio prevede la riserva di efficacia dell’attuazione, che corrisponde al 6% dei Fondi FESR, FSE e FC in riferimento all’Obiettivo crescita e occupazione, che sarà verificata nel 2019 sulla base degli indicatori previsti nel quadro di riferimento dell’efficacia dell’attuazione. La Corte ricorda che “la previsione in questione potrebbe certamente costituire un importante incentivo a migliorare la programmazione e quindi la spesa, tenendo conto che l’eventuale riassegnazione delle risorse così liberate resterebbe su Programmi dello stesso Stato membro“.

I dati della Corte dei Conti non sono stati accolti favorevolmente dal Governo, che ha paura che possano minare la campagna elettorale. Il Ministro per la Coesione Territoriale, Claudio de Vincenti, ha risposto che i dati che valgono sono quelli di fine dicembre, in linea con le previsioni della Commissione europea, che attestano la spesa dei fondi strutturali a 2,6 miliardi di euro (5,2% dei fondi Fesr e Fse).

Mentre si discute sui dati relativi all’attuazione, una preoccupazione maggiore nasce dalle discussioni sul futuro dei Fondi Strutturali in Italia dopo il 2020. Per effetto della Brexit infatti l’Europa potrebbe perdere tra i 12 e i 15 miliardi l’anno e questa riduzione potrebbe ripercuotersi sui fondi strutturali con un taglio che potrebbe toccare il 15 o anche il 30%.

Un motivo in più per spendere tutti, e spendere bene, i fondi a disposizione del programma 2014-2020.

 

 

 

Economia Internazionale, POLITICA ITALIANA, Unione Europea

Will a financial crisis follow if NO will win the referendum in Italy? 

The international newspapers are highlighting that if NO will win, a financial crisis will follow in Italy.  On nov 14 the BTP/BUND spread has reached a new pick at 188 – after the one in June for the Brexit -prompted also by the effects of the election of Trump and by the doubts about the lenght of the expansive policy of the BCE. Generally in Europe there is a rising trend of spreads but by confronting, for example, the differences between Italy and Spain, we can see a difference of some points that can be attributed to an “Italian” risk perceived by the investors.

On the other side it has to be considered that because of the risk of political uncertanty linked to the referendum, the international financial giants have taken part in the electoral campaign for “yes” to the referendum and this means that also financial movements that precede the referendum can be partly seen as a political campaign.

I am not able to distinguish what is a political campaign aimed to influence the results of the referendum and what are the real conditions of the market. In any case I don’t see an Ital-Exit scenario also if the 5 stars movement will win next elections and, finally, our constitution doesn’t allow for referendums to change international treaties. For this reasons, all the people that are adding fuel to the fear of a possible Italexit effect of the referendum are just lieing.

Personally I think that the moment has come for Europe to go further in the process of becoming a real union. The alternative is a quick achievement of the breaking poin. Probably the new american president policy, that will be less multilateral and more bilateral, will force Europe to revise its policies in particular, the foreign and defence policy: I’m waiting the moment when the old eu countries finally will try to identify strategic common interests. Is it idealistic? Yes sure, if you think to the way we are dealing with immigrants and refugees, yes…it seems not possible. But what has been the creation of the European Community if not a great dream?